DEMOFOONTE

DK^MMU TEH MUSICA \ Da Rappresentarsi

fIEL FAMOSISSIMO TEATRO I G R I M A N I ^

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ARGOMENTO.

REgnando Demofoonte nella Cher- fonefo di Tracia 5 confultò TO^ racolo d'Apollo , per intendere quan- do dovefl'e aver fine il crudcl rito, già dall'Oracolo ifteflb prefcritto di facri* ficare ogni anno una Vergine innanzi al di lui fimulacro ^ e n' ebbe in ri. fpofta.

Con voi Jel del fi placherà lo fdc- gno,

Ostando noto a fe Jlefso

Fia r Innocente ufurpator d^ un Regno » Non potè il Ile comprenderne 1' o(cu- ro fenfo , ed afpettando che il tempo lo rendefse più chiaro , difpofe a compire intanto T annuo fagrifizio, fa- cendo eftrare a forte dalT urna il no- me della fventurata Vergine , che do- veva efTer la vittima . Matulio , uno de' Grandi del Regno, prctefe che Dir- cea, di cui credevafi Padre, non cor- refle la forte delle altre ; producendo per ragione Tefempio , del Re medefi- A 2 rno.

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itìo 5 elle per non efporre le proprie figlie, le tenea lontane di Tracia . Ir- ritato Demofoonte -della temerità di ivlatufìo 5 ordina barbaramente , che . Ien2a attendere il voto della Fortuna , iìa tratta al fagrifizio l'Innocente Dir- cea.

Era quefta già moglie di Timante , creduto Figlio ed Erede di Demofoon- te . Ma occultavano con gran cura i Conforti il loro pericolofo imeneo , per timore d'una antica legge di quel Re. gno 5 che condannava a morire qua- lunque fuddita divenifle Spofa dellleal fuccelsore . Demofoonte , a cui erant) aiìatto ignote le fegrete nozze di Ti- fante con Dircea, avea deftinate a lui per Ifpo/a la Principefsa Creufa : Im- pegnando folennefnente la propria fe- de col Re di Frigia , Padre di lei . Ed in efecuzione di fue promefse, in. viò il giovane Cherinto 5 altro fuo figli- uolo, a prendere e condurre in Tracia la Spofa , richiamando intanto dal Cam- po Timante, che di nulla informato , volò follecitamente alla reggia. Giunto- vi , e comprefo il pericolofo fìato di fcj e della fiia Dircea; vo!le kufarfi, e

di^

5

difenderla : Ma le fcufe appunto , le preghiere y le fmanie , e le violenze , alle quali trafcorfe , fcoperfero al fa- gace Re il loro na/cofto imeneo . Ti- mante, come colpevole d' aver difub- bidito il comando paterno , nel ricu- ùv le nozze di Creufa; e d efferfi op- pofto con rarml a'decreti reali: Dir- cea , come rea d' aver contra venuto al- la legge del Regno nello rpofarfi a Ti- mante, fon condannati a morire . Sul punto d'efeguirfi l'inumana Tentenna , rifenti il feroce Demofoontei moti del- la paterna pietà ; Che fecondata dalle preghiere di jmolti j gli fvelfero dalle labbra il perdono . Fu avvertito Ti- mante di così felice cambiamento: ma in mezzo a' trafporti della fua improv- vifa allegrezza è forprefo da chi gli fcuopre con indubitate prove , che Dir- eca è figlia di Dcmofoonte . Ed ecco che l'infelice follevato appena dall' op-^ prelfione delle pafTate avverfità , preci-' pita più miferamente che mai in un abifso di confufigne, e d'orrore, con- fiderandofi marito della propria Ger- mana. Pareva ormai inevitabile la fua difperazione , quando , per inafpettata A 3 via 5

6

via 5 meglio, informato della vera hz condizione , ritrova non efser egli ìt fuccefsore della Corona , il figlio di Demofoonte 5 ma bensì di Matufio Tutto cambia d'afpetto . Libero Ti- mante dal concepito orrore abbraccia la Tua Conforte . Trovando Demofoon- te in Cherinroil vero fuo Erede adem- pie le fue promefse deftinandolo Spo- fo alla Principefsa Creufa . E fcóperto in Timante quell'innocente ufurpatore, di cui l'Oracolo ofcuramente parla va refta difciolto anche il Regno dall'ob- bligo funefto dell' annuo crudel fagri- fizio. Hygin. ex Phitarch^ Uh. 2.

Il luo^o della Scena è la Re?Q;ia di Demofoonte nella Cherfonefo di Tra- cia.

MUTAZIONI DI SCENE. KELV ATTO PRIMO.

Orti penfili, corrifpond^mi à divcrfi appar* tamenti deJla Reggia di Demofoonte.

Porto di Mare, i^fiivamente adornato per l'arrivo delia PrincipefJa di Frigia . Vi- lla di molte Navi , dalla più magnifica delle quali al fuono di varj infìr©menti sbarcano Creufa, e Gherinto.

1V£LL' ATTO SECONDO.

Gabinetto. Portici .

Atrio del Tempio d'Apollo.

NELV ATTO TERZO.

Cortile interno del Carcere. Luogo magnifico nella Reggia.

Tutte invenzioni c direzioni dd Sig. Ro*

4

AT.

A T t b K fi '

DEMOFOONTE Re di Tracia.

Il Sig, Filippo Giorgi^ VÌYtuof9 di S.

Il Re di folonia , iTlettore di Sa[fonjM\ DIRCEA, fegreta Moglie di Timante.

ha Sig. Giovanna Qefatti . CREUSÀ , Principefla di Frigia ^ defiinata

Spofa di Timante.

lua Sig, Marfrherita Parijtm . TIMANTE /creduto Principe Ereditario

Figlio di Demofoowte.

Il Sig, Giovami Carefiini ^ Virtuofo di 5*.

M. Il Re di Polonia , Elettore di Sa [fonia ^ CHERINTO , Figlio di Demofoonte » a-

mante di Creufa

Il Sig. Giufeppe Ricciarelli, MATÙSIO, creduto Padre diDircea, grati*

de del Regno.

Il Sig. Nìccoìh P eretti , ADRASTO, Capitano delie Guardie Re^

Ji , e confidente del Re.

Il Sig, Marcantonio Marefcbi . OLINTO, Fanciullo, figli© di tifante.

La Mufica ^ del Sig. Gio: Adolfo Haffe ^ detto il SafTone , Maeflro di Capella di S. M. li Re di Polonia, Elettore di Saf- fonia .

I Balli fono del Sig. Gio: Gallo.

II Vefliario è del Sig. Natale Canziani^

A T*

TTO PRIMO

Scena XIL Aria mutata di Dircea .

Padre perdona , oh pene Prence rammenta oh Dio? Giacchi morir degg' io i PotefTì almen parlar.

Mifera! in che peccai? Come fon giunta mai De' Numi a quefto fegna Lo fdegno a meritar >

il

ATTO

PRIMO.

SCENA PRIMA;

Orti penfili corrifpondenti a diverfi apnar- . tamenti della Reggia di Demofoonte.,

Dircea , e Matujio .

(affetto

jD/V./^Rediini , o Padre, il tuo foverchio Un mal dubbiofo ancora Rende ficuro. A domandar che fo/o Il mio nome non vegga L'urna fatale, altra ragion non hai. Che il regio efempio. M^^E ti par poco? Io forfè Perchè fuddito nacqui Spn men Padre del Re? D'ApolIo^il cenno D'una Vergine illuflre Vuol , che fu Tare fue fi fparga il fangue Ogn'anno in queflo ma non efclude Le Vergini reali . Ei che fi mofira Delle leggi divine

rigido Cuftode^ agli altri infegni Con l'efempio coflanza. A fe richiami Le allontanate ad arte Sue regìe Figlie. I nomi lor efponga Anch' egli al cafo . All' agitar delFurn* Provi egli ancor d'un infelice Padre, CQnie palpita il cor: come fi trema

A 5 Quaii"^

IO ATTO Quando al temuto vafo La mano accorta il Sacerdote , e quando In fembianza funefta L'eftratto nome a pronunciar s'appreftae. E arrofTìfca una volta,. Ch'abbia a toccar Tempre la parte a lui Di fpettator nelle miferie altrui Z)/V.Ma fai pur che a' Sovrani .

E'fuddita la legge. Mat.Le umane sì, non le divine. Dir. E quefte

A lor s'afpetta interpretar Mat. Non quanda

Parlan chiaro gli Dei - Dir. Mai chiari a fegno ...» M^f. Non più Dircea. Son rifoluto. Dir Ah meglio

Penfaci^ o Genitor. L'ira ne' Grandi Sollecita s' accende , Tarda s'eftingue. E^temeraria: imprefa L' irritare uno fdegno Che ha cògiuto il poter. Già il Re pur troppo^ Bieco ti guarda.. M^f- In vano

L'odio di lui tu mi rammenti, e l'ira; La ragion mi difende, il Ciel m'infpira. O più tremar non voglio Fra tanti affanni, e tanti; O ancor chi preme il foglia Ha da tremar con me.. Ambo fiam Padri amanti,. Ed il paterno affetta- l^^arla egualmente in petta Del fuddito, e dei Re.

se E-

PRIMO. TI

SCENA IL

Dirpeay e poi Timante^

Z?/V. QE'I mio Prencipe almeno (miro? v3 Quindi lungi non fofse..*OhCiel/Che

Ei viene a me . Tim. Dolce Conforte . . . Z)/V. Ah taci/

Potrebbe udirti alcun. Rammenta, ocaro^

Che qui non refta in vita

Suddita Spofa a regio figlio unita . T/wj.Non temer mia fpgranza •Alcun non ode;

Io ti difendo Dir, E quale amico Nume

Ti rende a me T/w.Del Genitore un cenno

Mi richiama dal campo,

N^ la cagion ne fo. Ma tu^ mia vitaj,

M'ami ancora. Ti trovo

Qual ti lafciai? Penfafti a me? D/r. Ma come

Chieder lo puoi? Puoi dubitarne? T/w.Oh Dio!

Non dubito, ben mio: lo fo che m'ami;

Ma da quel dolce labbro

Troppo , foffrilo in pace ,

Sentirlo replicar troppo mi piace,

E Olinto, il caro pegno

De'noftri cafìi amori

Che fa? Crefce in bellezza?

A qua! di noi fomigliaf . Dir. Egli incomincia

Già col tenero piede

A d Orme

1% ' A T T O

Orme incerte a fegnar. Tutta ha nel volto-

Quella dolce fierezza ,

Che tanto in te mi piacque. Allorché ride'

Par l'immagine tua. Lui rimirando,

Te rimirar mi fembra. Oh quante volte . Credula troppo al dolce error del ciglio^

Mi flrinfi al petto il geniror nel figlio, T/;?7.Ah dov'è, fpofa amata,

Guidami a lui ^ Dir, In cuflodita parte

Egli vive celato : e andarne a lui

l^on è fempre ficuro. Oh quanta pena

Coda il noflro^ fegreto / T/jw. Ormai 6>n fianco

Di finger pili ; di tremar fempre . Io voglio

Cercar oggi una^ via

D' ufcir di tante anguflie". JD/V. Oggi fcvrafta

Altra angunia maggiore. Il giorno i quefto

Dell'annuo facrificio. Il nome mio

Sarà efpofto alla forte. Il Re lo vu©le,.

S'oppone U Padre, e della lor contefa.

Temo più che del refto . T/W7. E' noto forfè

Al Padre tuo che fei mia fpofa jyk. ll Cielo

Non voglia mai . Più non vivrei « T//?7.M'afcoIta ^

Propórr>0 che di nuovo

Si confulti l'Oracolo. Acquifliamo^

Tempo a penfar . jD/r. Quarto è -già fatto ,- Tìm,E come '

Rifpofe? - D/V. Ofcuro, e breve.' :

Con

P K r M O.

€oYi voi del del Ji placherà lo [degno t Quando noto a fe flejfo Fia l* innocente ufurpator d^ un Regno. Tim. Che tenebre fon quefle? Dir. E fe dall'Urna^ Efce il miQ Nome? Ioch^.farò? La morte Mio fpavento non ^, Ma Febo chiede

D' una Vèrgine il fangue . Io mogljejrmadter Come accoftanniairara? O parli , o taccia- Colpevole mi rendo . IlCiel fe taccia, il Refe parrlo offendo» Tim. Spofa, ne' gran perigli

Gran coraggio bifogna . Al Re canviene^ Scoprir r arcano . Dir. E la funefla legge,

Che a- morir mi condanna? Tirn, Un Re ia fcriffe,

Può rivocarla un Re,* Dir, Dubito ... eh Dio . T/w. Non dubitar Dircea . Lafcia la cura- A me dei; tuo deftin . Va . Per tua pace Ti ftia neli'^alma impreffo Che a te penfo cor miìx,^ più che a ir,e fleffo - 3ir, In te fpero, o Spofo amato, Fido a te la forte mia,. E per te qualunque fia , Sempre cara a me farà. Pur che a me nel morir mio Il piacer non fia negato Di vantar che tua fon* io 14 morir mi piacerà .

f>arti:'

S C Et-

A T T O

S C E ISt A IIL

Tìmante^ e poi Tìemofoonte con feguho y ed indi Adrajìo.

T/;w.QEi pur cieca, o Fortuna ! alla mia Spofa. O Generofa concedi Beltà, virtìi quaff divina, e poi La fai nafcer vafTalla. Error grande Correggerò ben io. Meco fui trono La Tracia un l'adorerà. Ma viene li rea! Genitor. Più non s'afconda II mio fegreto a lui.

Dem. Principe, Figlio.

Tìm. Padre, Signor.

( j' inginocchia , e gli bacìa la mano . )

Dem, Sorgi.

Tim, I reali Impari Eccomi ad efeguir»

Dem, So, che non piace Ai tuo genio guerriero La pacifica Reggia: e il cenno mio. Che ti fvelle dalParmi Forfè t'increfce. I tuoi fudori ormai Di ripofo han bifogno. E' del ripofo Figlio il valor. Sempre vibrato alfine Inabile a ferir Tarco fi rende.

T/w.(Opportuno^ il momento. Ardir.)Conofca Tanto il bel cuor del mio Tenero Genitor, che..*

Dem, Io penfo, o Figlia ^ A te più che non credi: Io ri leggo nell'alma, e quel che taci Intendo ancor. Con la tua Spofa al fianco

Vor-

F K. r M O . 1^

Vorrefli ormai che ti vedelTe il Regno Tim. ( Certo ei fcoperfe il nodo

Che mi (Iringe a Dircea. ) Dem, Parlar non ofi.^

E a compiacerti appunto

Il tuo mi perfuade

Rifpettofo filenzio. T/w. Am.ato Padre,

Nuova vita or mi dai . Volo alla Spofat

Per condurla al tuo pie . Dem, Ferma . Cherinto

Il tuo minor Germano

La condurrà . Tìm, Che inafpettata è quefla

Felicità !

De-fV. Ve per mio cenno al porto

Chi ne attende l'arrivo. Tiw. Al porto l 'Dsni* E quando

Vegga; apparir la, fofpirata nave-

Avvertiti farém Tim Qual nave? Dem. Quella

Che la real Creufa

Conduce alle tue nozze. Tim. (Oh Deif) Dem. Ti fembra

Strano, lo fo . Gli ereditari fdegni

De' fuoi , degli A vi noftri un fimil nodo?

Non facevan fperar » Tim, Signor . . . Credei ...

(Oh error funefio ! ) DfWoUna Conforte altrove ,

Che fuddita non fia per te non trovo*. Tim. O fuddita , o (bvrana ,

Che

i6 ATTO

Che importa, o Padre. Dem. Ah no.' troppo degli Avi

Ne arroffirebbon l' ombre . E lor la legge

Che condanna a morir Tpefa vaffalla.

Unita a real germe: e fin chMo viva

Saronne il più feveró

Rigido efecutor . Tim, Ma quefta legge . . . Jdr\ Sjgrtot giungono in porto

I^e frigie navi . Dem. Ad incontrar la fpofa

Vo^a , o Timante* Tim. Io?

Dem, Sì'y con te verrei ,

IVJ^ un funeflo dover mi chiama al^Tempio^ Ttm, Ferma^ fenti» Signor. Dem, Parla, che brami? Tìm, Confeffarti.. ( che fb ? ) chiederti. .(oh Dei Che anguria è quefìa!)Il fagrificiolo Padre.,-. La legge,... la Conforte.,. (Oh legge ! oh fpofa ! oh fegrificio l o forte l ) Dem, Prence, ormai non ci refla

Pili luogo al pentimento, è flretto il nodo: Io l'ho promefìb; il confervar la fede Obbligo neceffario è di chi regna : E la neceflìtà gran cofe infegna.

Per lei fra l'armi dorme il Guerriero : Per lei fra i' onde canta il Nocchiero . Per lei la morte terror non ha. Fin le più timide beivi fugaci,

Valor dimoflrano, fi fanno audaci, Quand'è il combattere neceflìtà.

S C E-

p Rri M o.

S CENA IV.

Timante folo,

MA che vi fece, o flelle, La povera Dircea , che tante umte -Sventure contro lei! Voi che infpirate I eafti affetti alle noitr'ahne; Voi,. Che al pudico Imeneo fofle prefenti^ Difendetelo, o Numi: Io mi confonda M'oppreffe il colpo a fegno Che il cormancommi, e fi fmarrl l' ingegno ^ Del Cielo fdegnato

Si parte, s'affretta^ La fiera faetta Dairarco fatai- Prevede quefl'alrasL Vicino tormento.* A 1 core già fento Paffa,rmi lo Arai .

fayte *

S C E N A V.

Porto di Mare feflivamente adornato per P arrivo della Principefra di Frigia . Vifla di moke Navi , dalla più magnifica delle quali al fuono di varj ftromenti 'barbari ^ e preceduti da numerofo corteggio sbarca- no a rerra.

Creufa^ e Cherint(h,

Creu.^\^h che t'^affanna, o Prence?

JLYJ. Perchè meflo così ? Penfi , fofpin ,

Taci^

.' A T T a

Taci 5 mi guardi; e fe a parlar t^aflringo*

Con rimproveri amici

Molto a dir ti prepari e nulla dici

E queflo arcano adunque

Non può fvelarfi a me ? Vaglion poca^

Il mio foccorfo, i miei configli? Còer, E vuoi

Ch'io parli? Ubbidirò. Dai primo iflante...

Quel giorno.. .Oh DioInOjnon ho cor. Perdona

Meglio ^ tacer . Meriterei parlando

Forfè lo fdegno tuo. Creu, Taci pur; n'hai ragion. Ci>er, Fermati. Oh Numi!

Parlerò : non sdegnarti . Io non ho pace t

Tu me la togli: il tuo bel volto adoro ^

So che l'adoro ia vano:

E mi fento morir. Quefto è T arcano. Creu. Come! che ardir.. C&er. Noi difTì

Che sdegnar ti farei?

Ma già che a forza {volendo partire

Tu volerti', o Creufa,

Il delitto afcoltar ; fenti Ja fcufa.^ Cren. Chè dir potrai ? Cher. Che di pietà fon degno,

S'ardo per te. Ti vidi ,

T'ammirai, mi piacerti. A te vicino

Ogni mi trovai. Commodo, e fcufar

Il nome di congiunto

Mi dìh per vagheggiarti',

E mille volte

A te fpiegar credei

Gli affetti delGerman; fpiegando i miei.. Creu. ( Ah me n'^avvidi ) Un tale ardir mi giun. Nuovo così , che inftupidifco . ( ge

P R I M O . 19^

CSer. E pure

Talor mi lufingai, che Palme noftre^ S* intendefTer fra lor Senza parlar. Certi fofpiri intefi.* Un non fo che di languido ofTervai Speflb negli occhi tuoi ; che mi parea.- Molto più che amicizia, Creu, Orsù Cherinto Della mia toleranza Cominci ad abufar. Mai più d'amore Guarda, di non parlarmi.

Ci^er, Io norr comprendo

Creu. Mi fpiegherò . Se in avvenir più faggio' Non fei di quei che forti infin ad ora; Non comparirmi innanzi . Intendi ancora? C^er* T'intendo ingrata

Vuoi eh' io m' uccida , Sarai contenta, M' ucciderò. Ma- ti rammenta,

Che a. un'alma fida,. L' averti amata , , Troppo coflò . Creu. Dove? ferma. Cèer. No 5 no 5 troppo t' offende- La. mia prefenza .

in atto di partire Cren. Odi Cherinto.. Cher. E troppo Abuferei reflando Della tua tolleranza ,

in atto d i partire Creu. E chi fin ora

T'impofe di partir? Cier. Comprendo aflal

20 A T T O

Anche quel che non dici. Creu. Ah Prence, quanto

Mal mi conofci.Ioda quel punto.'(oh Numi! Cf?er, Termina i detti tuoi . Creu. Da quel punto...(Ah che fa?)Parti fe vuoi. C/)er. Barbara partirò : ma forfè .... Oh fìelle f

Ecco il German .

SCENA VI.

Timante frettolofo j e detti.

T/w.^TN Tmm] Cherinto]. E'quefta

1^ La Frigia Principerà? Chef. Appunto. T/w. Io Seggio

Seco parlarj. Per un momento folo

Da noi ti fcofla. Cher. Ubbidirò. ( Che pena!) Cren. Spofo , Signor. Tim. Donna real noi fiamo

In gran periglio entrambi. Il tuo decoro,

La vita mia tu fola

Puoi difender : fe vuoi . Creu, Che avvenne? Tim. I noflri

Genitori fra noi ftrinfero un nodo,

Che forfè a te difpiace,

Ch'io non richiefi . I pregi tuoi reali

Sarian degni d'un Nume,

Non che di me j ma il miodeflin non vuole,

Che io poffa eiferti Spofo . Un vi fi oppone

Invincibil riparò. Il Padre mio

Noi fa ; ne pofTo dirlo. A te conviene

Pevenire un rifiuto. In veqe mia

Va,

PRIMO. 21

Va, rifiutami tu. Dì, eh' io ti fpiaccio : Aggrava, io tei perdono,

I demeriti miei: fprezzami, efalva

Per quefta via, che il mio dover t^àddita, L'onortuo, la mi a pace, e la mia vita.

Creu. Come/

Tini. Teco io non poffo

Trattenermi di più. Prence alla Reggia Sia tua cura il condurla. {partendo*

Creu, Ah dimmi almeno...

Tim. DilTi tutto il cor mio.

Ne più dirti faprei. Penfaci. Addio, {parte

SCENA VII.

Cren fa , e .Qherinto . Crtv^'^TUmi! A Creufa ! Alla reale Erede 1\ Dellofcettro diFrigia un tale affronto? Cherinto , hai cuor? Qhev, L'avrei

Se tu non mei toglievi, Qreu, A h r onor mio

Vendica tu fe m'ami: I! cor, la mano .

II talamo , io fcettro ,

Quanto pofTiedo è tuo . Limite alcuno

Non pongo al premio. Cher. E che vorrefti? Qìeu. 11 fangue

Dell'audace Timante. Cher, Del mio German? Qreu, Che! impallidirci ? Ah vile.

Va troverò, chi voglia

Merirar 1' amor mio . Cher, Ma Principeffa .

Qtqu. Non più .Lo Io, fiete d'accordo entrambi

,Scel-

^2 A T T O

Scellerati , a tradirmi . Cher, Io? Come? E credi

Così dunque il mio amor poco fincero .... Cren. Del tuo amor mi vergogno, o falfo,o vero. Non curo l' affetto

D'un timido amante, Che ferba nel petto poco valor , Che trema , fe deve

Far ufo del brando; Ch'ì^ audace fol quando Si parla d' Amor .

S CENA Vili.

Cherinto foto,

OH Dei perch^j tanto furor / Che mai Le avrà detto il German / Voler ch'io fleffo Nelle fraterne vene.. . Ah eh' in penfarlo Gelo d'orror- Ma con qual fatto il difTe ! Con qual fierezza! E pur quel fafto, e quella Sua fierezza m'alletta. In efTa io trovo Un non fo che di grande. Che in mezzo al Tuo furore Stupir mi fa, mi fa languir d'amore. Il fuo leggiadro vifo

Non perde mai beltà: Bello \ nella pietà , Bello \ nell'ira. Quand'apre i labbri al rifo, Parm.i la Dea del mar, E Pallade mi par, Quando s'adira ,

parte . S C

PRIMO.

SCENA IX^

Matujìo efce furiofo £on D'ncea per wam , .

D/V. TXOve, dove o Signor?

più deferto

:Sen della Libia: alle forefle Ircane:

Fra le Scitiche rupi : o in quajche ignota

Se alcuna il inar ne f .rra ,

Separata dal Mondo ultima terra . D/r. (Ahimè!) Mat, Sudate , o Padri ,

Nella cura de' figli . Ecco il rifpetto

Che il dritto di natura,

Che prometter fi può la voftra cura. JD/V. ( Ah fcoprì l' Imeneo / fon mortti)oh Dio,

Signor, pietà. Mit. Non v'è pietà, ne fede.

Tutto è perduto. Dir, Ecco al tuo pie ... Mat, Che fai?

Dir, Io voglio pianger tanto....

Mat, tuo cafo dimanda altro che pianto.

Dir, Sappi ...

Mat. Attendimi . Un legno

Volo a cercar che ne trafporti altrove . {parte,

S C E N A X.

Direca ^ e poi Timante,

i^/j". "pSOve , mifera, ah dove (cente, jLJ Vuol condurmi a morirfFiglio inno- Adorato Conforte , .oh Dei , che pena

Par-

44 . ' A T T O

Partir fenza vedervi .

Tim, Alfin ti trovo, Dircea mia vita .

jD/V. Ah caro Spofo, addio, E addio perfempre. Altuo paterno amor Raccomando il mio figlio. ' Abbraccialo per me. Bacialo, e tutta | Narragli quando fia ! Capace di pietà, Ja folte mia:,

Tim. Spofa che dici? Ah nelle ^vene iliangi Gelar mi fai . : :

Dir. Certo fcoperfe il Padre

Il noftro arcano . Ebro è di fdegrlo , evuó| Quindi lungi condurmi . Io lo conofco Per me non v'è piìi fpeme. i

Tini. ' E rafficura . jH'^J

Lo fmarrito tuo cor, Spofa diletta, J Al mio fianco tu fei. |

S C E N A XL ' .

Matujlo torna frettolofo ^ e detti,

Mat^lT^rcedi t'. affretta. Tim. Dircea non partirà . ' £

Mat\ Chi rimpedifce? Tinu lo. I" Mat. Come! « Dir, Aime! . '

Mat, Difenderò col ferro

La paterna ragion. {[nudala fpa .

Tim. Col ferro anch' io

La mia difenderò. {fa lo fleffo. Dk, Prence che fai ! i

Fermati , ò Genitore. {fi fr-^^pp^ni\

PRIMO. 15 M^f. Empio! impedirmi

Che al crudel facrificio una innocente Vergine io tolga? ^,D/V.(Oh Dei? ) Tim.Ma. dunque D/V. Ah taci .

piano a Tìmame^ jrngendo trattenerlo. ( Nulla fa.* m'ingannai. ) j M(??. Volerla oppreffa? D/>. ( Io quafi per timor tradii me flefTa . ) T/w. Signor, perdona. EccoTerror. Ti vidi ,j Verfo lei che piangea correr fdegnato . Tempo a penfar non ebbi : opra pietofa Il falvarla credei dal ruo furore. Mat, Dunque la nofira fuga

Non impedir. La vittima fe refta Oggi farà Dircea . . D/V.Stelle dall'urna

Forfè il fuo nome ufcì? M/?f.No, ma l'ingiufto ; Tuo Padre vuol queir innocente uccifa.

Senza il voto del cafo . Tim,E perchè tanto

Sdegno coii lei? M^f.Per punir me, che volli Impedir che alla forte FofTe efpofla Direna; perchè produfll L' efempio fuo : perche Tara or paterno Mi fe fcordar d'effer vafTallo . D/V. Oh Dio!

Ogni cofa congiura a danno mio. T/??;. Matu fio , non tem?r; barbaro tanto Il Re non Negl'impeti improvvifl ^ Tutti abbaglia il furor ; ma la ragione Poi n'emenda i trafcorfi.

B S C

ATTO

SCENA XU.

Adraflo con guardie^ e detti Jdr^f^Lì, Miniftri,

Mat Noi difsi 5 o Prence/ Tìm, Cornei D/r.Mifera me! T/w. Per qual cagione

E'Dircea prigioniera? AdrAì Re l'impone.

Vieni. D/V. Ah dove? Adr. Fra poco

Sventurata il faprai. D/V. Principe, Padre,

Soccorretemi voi.

Movetevi a pietà . T/Vw. No, non fia vero

Non lofiTrirò .... Adr. Se v' appreflate , in feno

Queflo ferro le immergo.

impugnando uno (ìile* Tìm. Empio . M/^r. Inumano . Adr, Il comando fovrano

Mi giuftifica affai. D/V. Dunque ? v^^/n T'affretta.

Or fon vane, o Dircea , le tue querele D/V. Vengo .

Ah barbaro.

Tim.

1> R I M O, 27 f'i'^'Ferma , crudele .

Dn-. Deh, rammenta, oh Prence, oh Dior Deh perdona, o padre amato, ( Ah perche tacer degg'io? Come mai morir così? ) Infelice in che peccai ? Come fono aflrerta mai A foffrir ingiuflo fato, A veder Tertremo dì? SCENA XIIL Timante^ e Matujto , T//w./^OnfigIiatemi o Dei , Mat\^ Ne s'apre i! fuolo? N% un fulmine punifce Tanta empietà, tanta ingiuflizia? E poi Mi fi dirà che Giove Abbia cura di noi . Tim Facciamo , amico ,

Miglior ufo del tempo. ApprefTo a lei Tu vanne , e vedi ov'ècondotta II Padre Io vado intanto a raddolcir,

M^^.Non poffo

T/w.Oh Dio . Va . Troverafsi

Altra via di falvarla, ove non ceda ; Del Genitor lo fdegno. Mat, O di Padre miglior figlio ben iegno, parte Tim* Per lei mi nacque amore,

Per lei mi crebbe in petto > Per lei con queft^ affetto Voglio fpirare ancor. E voglio fido amante Portar fra l'ombre un core Airidol mio coftante, Colmo per lui d'ardor. Fine ci il r Atto Primo.

B 2 A T.

ATTO

SECONDO.

SCENA PRIMA.

Gabinetto .

Demofoonte ^ eCreufa.

Dem.^^Yiìtà'i piire,oCreufa.In que(lo[giorno VwV Tutto farò per te. Ma non parlarmi

A favor di Dircea. Cher. Le mie preghiere

Son per me fteffa. Tim. E che vorrefli ? Cveu. In Frigia

Subito ritornar . Manca il tuo cenno

Perchè poffan dal porto

Lenaviufcir. Queflo io domando, e credo

Cheniegarlo non puoi; fe pur qui dove

Venni a parte del trono

( Non è ftrano il timor ) fchiava non fono . Derru Che dicijO Principefla? A h quai trafporti!

Che pungente parlar! Partir da noi!

E lo fpoib? E le nozze? Cren. Eh per Timante

Creufa e poco . Una beltà mortale

Non lo fperi ottener . Per lui .... Ma quefta

La mia cura non \, Partir vogl'io .

PofFo, o Signor? Dfr,;.Tufei

L'arbitra di te fleffa . In Tracia a forza

Ri.

SECONDO. 2p

Ritenerti io non vo\ Ma non fperai Tale ingiuria da te.

Creu. Non fo di noi Chi ha ragion di lagnarfire il Prence... Al fine Bramo partir.

Dem. Ma lo vederti ^

Creu. Il vidi .

Dem.Ti parlò?

Creu, Così meco

Parlato non avefse.

Bem. E che ti difle?

Ciéfr. Signor , badi così.

DfwrCreufa, intendo.]*

Ruvido troppo alle parole, agli atti Ti parve il Prence. Ei freddamente forfè T'accolfe, ti parlò. Nacque fra Tarmi Fra Tarmi s'educò. Teneri affetti Perini fon nomi ignoti . A te fi ferba La gloria d'erudirlo Ne' mifterj d' amore .

Creu, Al rofsor d'un rifiuto una mia pari Non s'efpone però .

Di'w. Rifiuto! E come Lo potrefti temer?

Creu. Chi fa?

D^w. La mano.

Purché tu non la fdegni,*"in quefto giorni^ Il figlio a te darà. Lamia ne impegno Fede reale. E fe T audace aidifse repugnar; da mille furie invafo Saprei ma no . Troppo é lontano il cafo

Crfiu,(Sì sì, Timante all'Imeneo saftrmga Per poter rifiutarlo. ) E bene; accetto, Signor la tua promefsa ; or fia tua cura Che poi.

B 3 Dem.

ATTO

Df;»??. Eafta così . Vivi ficura.

Creata Tu fai chi fon : tu fai

Quel ch^ al inio onor conviene., Penfaci ; e scaltro avviene NoH ti lagnar di me. Tu Re , tu Padre fei , # Ed obbliar non dei CoiBe comanda un Padi^ Come punifce un Re .

S C E N A IT. D emof conte y pai Tìmante , Dem.f^Yit alterezza ha coftei!Quafi..Ma tutto^ Al graderai feflbjed alPetade io dono* Tlm. Mio Re , mio Genitor , grazia , perdono^.

Pietà . Dem, Per chi ? T/w. Per rinfelice figlia.

DelP afflitto Matufio. JDem.Ho già decifo

Del fuo deftin . Per ora

D^altro abbiamo a parlar . Dimmi ; a Creufà»i

Che mai facefli ? In queflo tua fpofa

Efler deve, e l'irriti? T/W. Ho tal per lei

Repugnanza nel cor , che non mi fento

Valor di fuperarla. Dem.'E pur conviene

T/>/. Ne parleremo. Or perDircea, Signore^,

Sono ai tuo piè. Diryj.Se Tamor mio t^i caro,

QueftMmprefa abbandona. T/w.Ah, Padre amato

Non ti polTo ubbidir. Deb fe giammai

Il tuo paterno affetto.

Som

SECONDO. ji

Son. giunto a meritar, libera aflblvi La povera Dircea. Mifera? Io folo Parlo per lei; Tabbandonò ciafcuno; Non ha fpeme che in me. Sarebbe, oh Dio, Troppa inumanità, fenza delitto Ne4 fior degli anni fuoi , fuU'are atroci Vederla agonizzar: vederle a rivi Sgorgar tiepido il fangue Dal molle fen . Del moribondo labbro Udir gli ultimi accenti : i moti eftremi Degli occhi fuoi .... Ma tu mi guardi, o padre , Tu impallidirci / Ah lo conofco è quefto Un moto di pietà. Deh non pentirti; Secondalo, o Signor. No, finché il cenno , Onde viva Dircea, Padre non dai; Io dal tuo piè non partirò giammai, (io, Dem. Principe,(o fommi Dei!) forgi.E che degg Creder di te? Quel nominar con tanta» Tenerezza Dircea: quefte eccefsive Violenti premure

Che voglion dir? Uami tu forfè? i

T/Vw. In vano

Farei ftudio a celarlo. *

Dem. Ah quella è dunque Delle freddezze tue verfo Creufa La nafcofta forgente? E che pretendi Da quefto amor ? Che per tua fpofa forTe Una vaflTalia io ti conceda? O penfi Che un Imeneo nafcofto ... Ahfe potefsi Immaginarmi folo ....

T/w.Qual dubbio mai ^ Ti gade in mente! A tutti Numi il giuro Non fpoferò Dircea ; noi bramo. Io chiedo Che viva folo. E fe pur vuoi che mora, Morrà, non lufmgarti, il figlio ancora.

B 4 Dem.

52 ATT O

D^-w. ( Per vincerlo fi ceda.) E ben tuT vuol

Vivrà la tua diletta 3.

La dono a te. T/w.Mio caro Padre.

( vuol baciargli la mano. ) Dew. Afpetta .

Merita la, paterna

Condefcendenza una merce? . Tim, La vita 5 -

Il fangue mio .... D^w. Mio, caro figli9> io. bramo

Meno da te. Nell^ real Creufa

Rifpetta la mia fcelta. T/ w.. Oh Dio 5 non pofso . D^w. In fìa ad ora, o Prence,

Da Padre ti parlai . Non obbligarmi^

A parlarti da Re. Tim, Del Re , dei Padre

Venerabili i cenni

Egualmente mi fono-». 'Dem, la così voglio T/>w. Ed io non pofso. D^w. Audace,

Non fai ... T/Vw.Lo fo. Vorrai punirmi . D^'w.E voglio,

Che in Dircea s'incominci il tuo caftrg Tiw. Ah no . D^w. Parti. T/W7. Ma fenti. T>^m. Intefi afsai .

Dircea voglio che mora- T/w.E morendo Dircea ... ' .

Dé'w.Ni parti ancora? //*^' T/w. Sì, partirò; ma poi

S E C O N D.O. 35 Non ti la.^nar .... Vem.Chef Temerario! oh Dei!

Minacci? T/m. Io non diftinguo

Se priego, o fe minaccio. A poco a poco La ragion m^abbandona^ A un pafso efìren o Non coftringermi , o Padre . Io mi proteflo: Farei . Chi fa? Dem,Uì: che farefti ingrato? T/w. Tutto quei che farebbe un difperato. Prudente mi chiedi? Mi brami innocente? Lo fenti, lo vedi, Dipende da te. Di lei per cui peno Se penfo al periglio. Tal fmania ho nel feno, Tal benda ho fuf ciglio > Che Palma di freno Capace non ^ . SCENA HI. Demofoonte folo .

DUnque m'infì^lta ognun?L'ardita nuora, Il fuddito luperbo, il figlio audace. Tutti fcuotono il freno 5 Ah, non è tempo Di foffrir più. Cuftodi, Olà, Dircea Si tragga al Sacrifizio, Senz'altro indugio. Ella ^ cagion de'falli Del padre fuo del figlio mio. Ne quando Fofse innocente ancora , Viver dovrebbe. E'necefsario al regno LTmeneo con Creufa; e mai Timante Noi compirà , finch'è Dircea non muore Quando al pubblico giova, E' configlio prudente

B 5 La

54 ATTO La perdita d'un folo , anche innocente,. Se Tronca un ramo, un fiore

U agricoltor così ,

Vuol che Ja pianta un

Crefca più bella. Tutta farebbe errare

Lafciarla inaridir,

Per troppa cuftodir

Parte di quella .

S C E N A IlL Portici . Matujioy e Ti mante. M^f.Tj^U unica fperanza .... Tìm.SZj Sì, caro amico 5 è nella fuga. Invece Di placarfi a'miei prieghi j li Re più s'irritò. Fuggir conviene E fuggire a momenti. Un agii legno Sollecito provedi . In quello aduna Quanto porrai di preziofo , e caro, E dove fra' fcogli Alla deflra del porto il mar s' intema,. M'attendi afcofo. Io con Dircea fra poco A te verro. M^f. Ma de'cuflodi fuoi .... T/zw, Deluderò la cura. Ignota via

V'èchi m'apre air aiberga ov' ella èchiufa Va ; che il tempo ^ infedele a chi ne abufa:.

parte Mat* SCENA V. Ti mante ^ poi Dircea in bianca vejìe y coronar- ia di fiori fra le guardie , ed i Mi'^ niflri dei Tempio^ Tim,r^ Ran pafTo è ia mia fugalEIla mi ren-de VJ E povero, e privato : il regno e tutte

SECONDO.

Le paterne ricchezze Io perderò. Ma Ja Conforre e il figlio Vaglion di più . Quefli fon beni. Andiamo, Fuggafi pur .... Ma chi s'appreffa ? E' forfè ' JlRe; Veggo i Cufiodi . Ahno, vifono Ancor facri Miniftri ! e in bianche fpoglie Fra lor , . . Mi fero me / La fpofa/Oh Dio / Fermatevi , Dircea , che avvenne ? / Dir Al fine

Ecco Fora fatale. Ecco l'eftremo V Iftanre ch'io ti veggo. Ah, Prence, ah queflo E' pur Tamaro pafTo .

T/Vw. E comic! li Padre ....

Dir. Mi vuol morta a momenti.

T/w. Infin ch'io vivo.

vuol /nudar la fpada

Dir, Signor 5 che fai? Sol contro[tanti; in van© Difendi me, petdi te fieffo.

Tim, E' vero .

Miglior via prenderò.

Dir, 'Dovei

Tìm, A raccorre

Quanti amicipptrò. Vapure. Al tempio Sarò prima di te.

Dir. No. Penfa. . .OhDio...

Tim, Non v'^ più che penfar . La mia pietade Già diventa furor . Tremi qualunque Oppormifi vorrà , fe fofse il Padre. Non rifparmio delitti ì il ferro, il fuoco che abbatta 5 confumi

:i,i Numi, parte*

SCE'

S6 ATTO

SCENA VI.

Dirceaypoi Creufa. D/V.in Erniari. Ah no,m*àfGoIra.Eterni Dèi ^ XT Cuftoditelo voi . Aveflfì almeno A chi chieder foccorfo . . Ah Principefsa> Ah , Creufa., pietà. Creu. Chi fei f Che brami 5 Dir, Il cafo mio già noto'

Pur troppa ti farà. Dircea fon' io: Vado a morir; non lio delitto - Imploro Pietà; ma non per me. Salva proteggi,. Il povero Timante. Egli fi. perde Per defio di falvarmi . In te ritrovi ,. Se i prieghi di chi rauor vani non fono^ Difperato afsifìenza , e reo perdono.- Crepi'. E tu a morir vicina

Come puoi penfar tanto al fuo ripofof^ D/V.ODÌ0? pili non cercar. Sarà : tuo fpofo.- Se fapefsi i mali miei. Io dividerti farei Per r affanna' in feno il cor . E fe ancor tu foffi un fafso Nel crudele amaro pafso Sofpirar per me dovrefli ; Così giufto è il mio dolor,

S C E N A VII..

Creufa , poi Ckerinto . Crf/<Y^He incanto >k beltà! Se tal* effetto Fa cclkl nel miò cor ; degno di fcufa E' T] manteche Tama . Appena il pianto Io potei trattener* Quefli infelici

S B c o N DIO, ^ S'aman davvero , e la cagion fonMo j Di fiera tragedia? Ah no; fi trovi Qualche via d' evitarla , A ppwntp ho ji'uQpo Di t€ V Ch€rit>to . , i oqì Vj.-^ A

Chef, vàio germano elangi^h'^odib on'i Dofnandar mi vorrai* :-'>i3 ot!:;oi 1A Cfr». No i quella bilama '

Con Tira nacque, e s*amiTpiorzo con l'ira. Or defio di fai vario .Al ftcrifiz^jO Già Dircea sMncammina. Timante \ difperato, I fuoi furori Tu corri a regolar. Grazia per lei Ad implorare io vado . C/6<rr. Oh degna cura

D'un' anima r^aJe' E ehi potrebbe Non amarti , o GreUfar.?; Aii dfe nonfofli tiranna con me. v.iéij i r^S Creu.yidL d'onde il fai

Ch*io fon tiranna ? E'quefto cor diverfa Da quel che tu credetti . Anch' io . . . Ma va s troppo faper vprrefti-, ^h^Y, Stelle adorate.

No , non vi chièdo '

Se fiete ingrate

Con quefto cor Un dubbio accento

Calma' il tormento ; i ^

Il dubitarne

Mi bafta ancor.

SCENA Vili,

Creufa fola .

SE immaginar potefTì, - Cherinto idolo mio, quanto mÌGofi| B 7 Que-

?8 A T T O

Queflo finto rigor, che affanna , Ah forfè allor non ti parrei tiranna. ' E* ver che di Timante / Ancor fpofa non fon . - Facile ^ il -cambio Può dipender da me. Ma deftinata Al regio erede ho da. fervir vaffalla Dove venni a regnar? No 3 non «confcnte Che det>óle io fia- e" "^^ •■- -

II Faftò , la Virtù , Gloria -mia . . Felice età dell'oro, ' ^ >'?Bella innocenza antica; : ' '^-'Qaando al piacer nimica Non era la virtù, pai faflo, o dal decoro MG. :Noi ci troviam oppreffi, ' > \ E ci formiam noi ftefli La noftra fervitù ;

^ì,..-;b -.SCENA IX.

Atrio del Tempio d'Apollo.

^rimante che incalzando difp^ratamente alcune Guardie fi perde fra le Scene . Dircea che lo richiama .

D/V.C'Anti Numi del Cielo ^

O Difendetelo voi . Timante, afcolta, Timante, ah per pietà ... fiegue breve mifchia col vantaggio de^ gli amici di Timante, Tim, Yìtnì , mia vita ,

tornando con la fpada alla man9 , Vieni , fei falva . i)/V. Ah che facefli / Tim, Io feci Qud che dovea .

Dir.

|S E C O N D O. t9

D/V. Mifera me!, Cónforte,. ' : ic ;

r Oh Dio , tu fei ferito . Oh .Dio tUbifti.

Tutto afperfo di fangue. ( li.

T//?i. Dalle mie vene uTcito il

Quarto fangue non ^ . Dal feno altrui Lo traffe il mio furor. Fuggiamo ....

/a prend^^ per la mano

S C É N^-A'' ■'X.j.rn^!;^^

Demo font e con fpada alla mano \'Guaf die per tutte le parti . 2)K;?i.TNdegno,

1 Non fuggirmi* T'arrefta T/w. Ah Padre, ah dove

Vieni ancor tu? Dem. Perfido figlio ?

T/?73, Alcuno i Non s-a^preffì a Dircea^

iP/V* Principe , ah cedi, Penfa a te.

Dem, No 5 cuftodi ,

Non fi Aringa il ribelle , Al fuo furori

Si Jafci il freno: Vedian^o

Fin dove giungerà. Via fu compifci

L'opera iiluflre . In quefto petto immergi

Quel ferro, oTraditor. Tremarnon debbe

Nei traffiggere un Padre

Che fin dentro a*lor tempj iafultaiNumi#

Tiw. Oh Dio!

Dfw.Che ti trattieni Forfè il vedermi La deftra armata.' Ecco l'acciaro a terra* Brami di più? Senza difefa io t'offro Il tuQ maggior nemico. Or l'odioafcofo B 8 Puoi

4^ " : A t X &

Puoi foddisfar . PuB«ifcimi d'^averti

Prodotta di Mondo . A meritar, fra^ gli etiip;>

Il primo Gnor poco ti manca ; ormai

li piìi facefìi: altro a compir non refla,;

Che del paterno fangue

Fumante ancor, la fcellerata mana

Porgere alla tua bella. T/m. Ah bada , ah Padre,

Taci, non più ; con quei crudeli acceatr

L'anirna-mi traffiggi . Il figlio reo

Il colpevole acciaro

Ecco al tuo pie. Queft* infelice vita'

Riprenditi , fe vuoi ; ma non parlarmi

Mai più così . So ch'io trafcorfi , e fenta

Che ardir non ho per dimandar mercede?.

Ma un tal caftigo ogni delitto eccede^ Dir. (In che flato \ per me T) Dsm,{ S*\o non aveffi

Della perfidia fua prove grandi;

Mi fedurebbe v Eh non s^afcolti . ) Alacci

Quella deflra ribelle

Porgi , o fellon . T/?w.Cuflodi ,

Dove fon le catene ; incatena ..

Ecco la man. Non ricufa il figlio^

Del giuflo Padre al venerato impero. D^r. ( Pur troppo il mio timor predifTe il vero. )^ JE/tf?»» Air oltraggiato Nume

La vittima fi renda . E me prefente

Si fveni , o Sacerdoti . T/»j. Ah ch'io non pofTo

Difenderti, ben mio. a Dire.

JD/r. Quante volte in un di morir degg' io Tim. Mio Re , mio Genitor . Dem, Lafciami in pace .

Tim:,

SECONDO. 41

Tim. Pietà .

Z)^w. La chiedi in vati.

T/w. Ma ch'io mi vegga Svenar Dircea fugli occhi Non farà ver. Si differifca almeno Il fuo morir. Sacri Miniftri , udite: Sentimi, o Padre.' efler non può Dircea La vittima richiefla. Il facrifizio Sacrilego faria.

Dem.Per qual ragione?

Tinj.Dì: che dimanda il Nume?

Deiv^ D' una Vergine il fangue .

T/Vw. E ben Dircea

Non può condurfi a mòrte.

Ella è moglie , ella ^ madre , e mia conforte#

2)ew. Come ?

Z)/V. ( Io tremo per lui. ) 7 Numi poffenti r Che afcolto mai ! L' incominciato rito Sofpendete, o Miniftri. Oftia novel.Ia Sceglier convien. Perfido figlio! E quefl^ Son le belU fperanze Ch'io nutrivo di te? Così rifpetti Le umane leggi, e le divine ? In queflit Guifa tu fei della vecchiezza mia Il felice foftegno? Ah..».

D/V. Non {degnarti Signor con lui. Son io la rea ; fonque,ftó Infelici fembianze. Io fui che troppo Mi fludiai di piacergli. Io lo feduffi Con lufinghe ad amarmi . Io io sforzai Al vietato Imeneo con le frequenti Lagrime infidiofe

T/w. Ah non vero,

Non crederle, Signor. Diverfa affatto B p K

4-2 . . ATTO

E' l'iftoria dolente. E' colpa mia

La fua condefcendenza . Ogn' opra, ogn'arte

Ho porta in ufo. Ella da fe lontano

Mi fcacciò mille volte, e mille volte

Feci ritorno a lei. Pregai, promìfi,

Coflrinfi minacciai. Ridotto al fine.

Mi vidi aT capo eflrerao. In faccia a lei

Quefta man difperata il feno fìrinfe

Volli ferirmi,, e la^. pietà la vinfe.

D/r.E pur. . - .

Z)fw. Tacete. In carcere diftinto Si ferbìno al caftigo.

Tim. Almen congiunti ....

D/V. Congiunti almen nelle fventure eftremev

Df^. Sarete, anime ree, faretex infieme.

Giacchi vivendo, o perfidi ^ V'accompagnò la fóVte; Vedrete che la morte Non vi fcompagnerà. Unito fu Terróre Sarà la pena unita : II giufto mio rigore Non vi diftinguera

S C E N A XL

Dircea^ e Timante .

Tim.K^ Conforte D;V. E tu per me ti perdi ? T/m.E tu mori per me? D/V. Chi avrà piìi cura

Del noftro Olinto? Tim. Ah qual momento

D/r.

SEC ONU 0 . 4^ Dir. Ah quale . . .

Ma che? Vogliamo, o Prence,

Così vilmente indebolirci : Eh fia

Di noi degno il dolore. Un colpo fòlb^

Quello nodo crudel divida , e franga-. Sì, generofa. Approvo

L' intrepido: penfier . Più non fi fparga

Un fofpiro fra noi* D-ir, Di/pofla io fono . Tzm^ Rifoiuto fou'io» Dir, Corraggio . Tim. Addio, Dircea.

Si dividono con intrepidezza . Ma giitnu alla Scsna tornano a riguardarfi . Dir. Principe, addio^ T/w. Spofa. Dir. Timante. a 2. Oh Dei i Dir. Perchè non parti? Tim. Perchè torni a mirarmi? Dir. Io volli folo

Veder come refifli a'tuoi martiri ». Tim. Ma tu piangi fra^ttanto. Drr, E tu fofpiri . Tim. Oh Dio quant'l diverfb

L^ immaginar dall' efeguir^ i Dir. Oh quanto

Più forte mi credei 1 afconda almeno^?

Quefta mia^ debolezza agli occhi tuoi, Tim. Ah fermati, ben mio. Senti. Dir. Che vuoi? Tim. S'io moro, fe afcoltr Parlar d' un amante Che fido e coftailte: Mantenne la fev

TU?

44 AT.TO SECONDO.

Tu penfa che allora Si parla di me. Fedel t'adorai, t'adoro e voglio Varcare l'obblio Fedele per te.

SCENA XIL

DÌYCea fola.

COsì da me fi toglie La più cara del cor teriera parte? Son quefte, oh Dio, fon quefle Le lufinghe di regno, ond'io fperai Goder felici giorni Con l'adorato mio dolce Conforte? O lufinghe fallaci, o regno, o forte! Non vi piacque, ingiuffi Dei Ch'io nafcein Paftorella; Altra pena or non avrei Che la cura d' un*agnella , Che l'affetto d'un Paftor, Ma ehi nafce in alta cuna

Più nemica ha la fortuna, E nel core afcofi ftanno, E l'inganno, ed il timor

line ddP Am Stcondo ^

4?

A TTO TE R Z O

SCENA PRIMA-

Cortile interno nel Carcere.

Timante , ed AdYaJlo .

T/w.nnAci » E fperi ch' io voglia ( vita,^ X Q uando muore Diacea , ferbarini in Stringendo un' altra fpofa ? E con q.ual fronte rio configlio ofi propor? Adr. UiftefTa

Tua Dircea la propone Ella ti parla Così per bocca mia. Dice ch'ì quefto^ L'ultimo don, che ti dimanda» firn. Appunto

Perch'ella il vuol , non deggio farle ^ Adr. E pure . /. T/V/i. Bafta così . Adr. Penfa , Signor.. Tim. Non voglio,,

Adrafto , altri configli - Adr. Io per lalvarti:

Pietofo m'affatico... Tim. Chi di>ivervmi parla ì mio nemico ^ Adr. Non odi configlio : Soccorfb non j vuoi E' giudo fé. poi Non trovi pietà. Chi vede il periglio

46 ATTO cercft falvarfi. Ragion di lagnarci Del fato noti ha.'

SCENA IL

Timante^ poi Cherinto .

Tim. T)Erchè bramar la vita ? E quale in lei 1 Piacer fi trova ? Ogni fortuna e pena E' miferia ogni età . Ah fi mora una volta»

Cher. Amato Prence,

Vieni vieni al mio feno. Il più felice Tu fei d'ogni' mortai . Placato il Padre E' già con te; tutto obbliò.- ti rende La tenerezza fua, la fpofa, il figlio. La libertà, la vita.

Tim. A poco, a poco Cherinto per pietà . Troppe fon quefte Troppe giòie in un punto. Io vorrei menc^ Già di piacer, fe ti crederti a piene

Cher. Non dubitar, Timante .

T/w. E come il Padre Cambiò penfier?

CheÀ. Comparve Creufa in tuo foccorfo.

Tìm. in mio foccorfo Creufa ch^ oltraggiai ?

Cher. Creufa. Ah tutti Di queir anima' belli ' Tu non conofci i pregi . E chenondifle, Che non fe per falvarti? I merti tuoi Come ingrandì? Come fcemò l'orrore Del fallo tuoi Per quante flrade, e quante

T E R Z O. 47

II cor gli ricerco! Parlar per voi Fece l'utile, il giufto, ,0 La gloria, la pietà. Se ftefTa offefa •Gli propofe ih efempio, - . ... , E lo fece arroffiri. Quand'io m'avvidi Che il:Genitor già vacillava, allora Volo, il Ciel m'mfpiiò , cerco Dircea-v Con Olinto la trovo; entrambi ^pprefTo Frettololb. mi traggo, e al regio ciglio Prefentò in quello flato e madre, e figlio, Quefto tenero affalto Terminò la vittoria. II Re cede; fi raddolcì.' dai fuolo La nuora follevò; fi flrinfe al petto L'innocente bambin ; gdi fdegni fuoi Calmò: s'intenerì; piailfe con noi.

Tìm, O mio dolce germano!

O caro Padre mio! Poteffi almeno

Di Lui col Re di Frigia

Difimpegnar la fe. Cherinto, ah fàlva

L'onor iuo , tu che puoi . La man di fpofo

Offri a Creufa in yece mia. Diffendi

tìa una pena infinita

(àlì ultimi della paterna vita .

Cher, Che mi proponi, o Prence^ A h.:per Creufa, Sappilo alfin, non horipofo. Io T amo ; Quanto amar fi può mai . Ma ...

'tim. Che?

Cher. Non fpero

Ch'ella m'accetti. Al fucceflbr reale Sai che fu desinata. Io non fon tale.

Tim, Altro inciampo non v'è.^

Cher, Grande abballanza Quefio mi par.

Tim. Va, Ja paterna fede

Difim-

4^ A T T O

Difimpegna , o German. Tu fei T erede , C^er. Io?

Tìm. . Già lo farefii S' io non vivea per te . Ti rendo , o Prence Parte fol del tuo dono Quando ti rendo ogni ragione al tronol " *Cf>er. E il Genitore . -.j }i . : ^ T/w. E il Genitore almeno oirnlO no3 Non vedremo arroffir. Povero Padre! PofTo far men per lui ì Che cofa c un regno A paragon di tanti Beni ch'egli mi rende? Cier. Ah , perdi affai

Chi Jafcia una corona. Tini, Sempre e più quel che refìa a chi la dona. Oher.' Nel tuo dono io veggo affai Che del don maggior tu fei: Neflun trono invidierei , Come invidio il tuo gran cor. Mille moti in un momento

Tu mi fai fvegliar nel petto, Di vergogna , di tifpetto , Di contento, di pietà.

SCENA Uh

Timante , e poi Matufto con un foglio in mano .

Tim* Figlio , o fpofa , o care

Parti dell'alma mialDunque fra poco

V* abbraccierò ficuro ? Mat. Prence, Signor. Tim. Sei tu , Matufio ? Ah fcufa ,

Se in vano al mar tu m' attendefìi .

T E! R Z O. 4^

Mat, Aflar

Ti feufa il luogo , in cui ti trow^ T/w. E come

Poterti mai qui penetrar? Mat* Cherinto

M'agevolò J'ingreflb.. Tim, Ei t'avrà dette

Le mie felicità^ Mat, No , frettolofo ,

Non fo dove correa ^ Tìm, Gran cofe , amico

Gran cofe ti dirò. M<tt. For.fe più grandi"

Da me ne afco Iterai:^ T/w. Sappi che in terrai

li più lieto or fon io- M^r. Sappr che cr ora

Scoperfi un gran kcxQta. Tini. E quale !^ Mat, Afcoita,

Se la novella e flrana^

Dircea non è mia figlia ; e tua germana^- T/w. Mia germana Dircea? *

Eh tu fcherzi con me.* Mat. Non fcherzo , o Prence ;

La cuna , il fangue ^ il geniror ; la. madre

Hai comuni con lei .. Tìw. Taci-. Che dici?

Ah noi permetta il Ciel'.^ Mat Fede ficura

Quefìo foglio ne fa. Tim. Che fogliò \ quello?

Porgilo a me. Maty Sentimi pria. Morendo

Chiufomerdie lamia..confcrte3. e v-olfe

ATTO

Giuramento da me, che tolto il cafo ,

Che a Dircea fovraflaffe alcun periglio

Aperto non l* avrei . Ti'm. Quand' ella dunque

Oggi dal Re fu deftinata a morte.

Perchè non lo facefti? Mat. Eran tant' anni

Scorfi di già, ch'io Tobbliai* T/m. Ma come

Or ti fovvien ? M^r. Quando a fuggir m'accinfii

Fra le cofe più care

li ritrovai, che trafll meco al mare. Tim. Lafcia alfin eh' io lo vegga Mat. Afpetta . Tim. Oh flelie]

Mat. Rammenti già, chealla real tua madre ' Fu amica fedel la mia conforte, Che invita Tadorò, feguilla in morte?

'Tim, Lo fo .

Mat. Queflo ravvifi Reale impronto?

Tim. .

M^t. Vedi eh' è il foglio

Di propria man della Regina imprcflb? Tim. Sì, non flraziarmi più. Mat. Leggilo adeffo. {gli il foglio .

Tim, Mi trema il cor. ( legge.

Non di Matujto è figlia^

Ma del trono reale

Germe è Dircea . Demofoonte è il Padre , Nacque da me . Come cambio fortuna Altro foglio dirà . Quello fi cerchi Nel domejìico tempio a fiè del Nume ^ dove altri ^non ofa

Acco-

T E K Z O. Accofl 'arci che il Re , Prova Jlcura Eccone intanto . Una Regina il giura . Argia .

Mat, Tu tremi, o Prence Z

Quedo i più che flupor . Perche ti coprii Di pallor funeflo? Tim. ( Onnipotenti Dei , . che colpo è queflol ) - Mat. Narrami adefTo almeno

Le tue felicità» Tìm. Matufio , ah parti . Mat. Ma che t' affligge? Una germana acquifìi,.

Ed e quefia per te cagion di dciolor T'im. Lafciami per pietà , lafciatni foio .

fi getta a federò . M/?r.. Quanto le menti umane

Son mai varie tra lori Lo fielTo evento^ A chi reca diletto, a chi tormento. Non fi fra P umane vicende

Vero mal che n'àffliga e .tormenti-. Ne mai bene verace fi . Qualità mal e bene fi prende,

Quando f alma turbata fi fìa. . ^

S C E N- A IV.

Ti mante folo .

Mlfero me ] Qual gelido tormento . Mi ruina fui cor! Qual nero afpeito> Prende la; forte miai Tante fventure Comprendo al fin. Perfeguitava il Cielo Un vietato ImeHeo, Le chiome in fronte Mi^fento follevar. Suocero, e Padre M' e dunque il Re? Figho e nipote Olinto ?' Dircea moglie, e germana? Ah qiial funeSii.

51 ATTO

Confufion d'oppofti nomi e quefta!

Ah non t^aveffi mai

Conofciuta Dircea . Moti del fangue

Eran quei ch'io credevo

Violenze d^amor. Che infaudo giorno!

Che moflruofo oggetto

A me fteffo divengo? Odio la luce:

Ogn'aura mi fpaventa : al pìh ttemante

Parmi che manchi il fuol : ftrider mi fento

Cento folgori intorno, e leggo , oh Dio,

Scolpito in ogni fafTo il fallo mio.

SCENA V.

Creufa ^ Demofoome ^ Adraflo con Olinto per mano , Dircea P uno dopo P altro da parti oppùjìe.

Cr?u, nnlfnante .

Thn. 1 Ah PrincipefTa , ah perch'fe mai

Morir non mi iafciafti? Dem, Amato figlio. Tim, Ah no con queflo nome

Non chiamarmi mai più. Crepi. Forfè non fai . , . Tin^. Troppo, troppo ho faputo . Dem. Un caro amplefìb

Degna del mio perdono . . . Come ? T' involi

Dalle paterne bracciat Tim. Ardir non ho da rimirarti in faccia . Creu, Ma perchi? Dem. Ma che avvenne.'

^dr. Ecco il tuo figlio,

Confolati , Signor. Tim. Dagli occhi, Adrafto

To.

T E R Z O.

Toglimi quel bambin.i Dir. Spofo adorato . Tim, Parti , parti , Dircea . Bir. Da te mi fcacci

In così giocondo? Tim, Dove, inifero me , dove m' afcondo ? Dir, Ferma. D^-w. Senti . Cret^. T' arrefta . Tim, Ah voi credete

Confolarmi, o crudeli, e uccidete^ 'Dem, Ma da chi fuggi? Tim, Io fuggo

Dagli uomini, dai Numi,

Da voi tutti , e da me . Dir, Ma dove andrai ? Tim. Ove non fplenda il Sole,

Ove non fian viventi, ave fepolta

La memoria di me fempre rimanga», Dem. E il Padre? Adr, E il' figlio? Dir, E. la tua Spofa» Tim, Oh Dio '

Non parlate così. Padre, Conforte,

Figlio, German , fon dolci nomi agli altri*

Ma per me fono orrori. Creu, E la cagione? Tim, Non curate faperla :

Scordatevi di me . D'/V. Deh per quei primi

Fortunati momenti in cui ti piacqui*.... Tim^ Taci , Dircea . Dir, Per quei foavi nodi... Tim, Ma taci per pietà. Tu mi traffiggi

L\animaj. c non I0 ÙX*^

- 54 . .ATTO Dir. Giacchi poco

Curi la fpofa , almen ti mova il figlia-

Guardalo. FqueiriftefTo

Ch'altre volte ti moffe :

Guardalo. E'fangue tuo. Tiw. Così noi fofle .

D/V. Ma in che peccò ? Perchè lo fdegni ? A lui Perchè nieghi uno Tguardoi^Offerva , oflerva Le pargolette palme Cerne folieva a te : quanto vuol dirti Con quel rifo innocente . Tiw. Ah fe fapeffi , Infelice bambin, quel che faprai Per tua vergogna un giorno; Lieto così non mi veri'efti intorno . Mifero pargoletto,

Il tuo deftin non fai. Ah non gli dite mai Qual era il geniter. Come in un punto, oh Dio, Tutto cambia d'afpetto! Voi fofle il mio diletto. Voi fiele il mio terror*

SCENA VL

Demofoorjte y Dircea ^ Creufa ^ Adraflo »

D^'w.Qleguilo5 AdraflQ.Ahchidi voi mi fpie- O Se il mio Timanteèdifperato,oftolto? Ma vi fmarrite in volto ? Mi guardate, e tacete? Almen fapefli Qual ruina fovrafla

Qual riparo appreftar. Numi del Cielo Datemi voi configlio:

» Fate

T E R Z O . ^

Fate almen, eh' io conofca il mio periglio. Odo il fuono de' queruli accenti: Veggo il fumo, che intorbida il giorna Strider fento le fiamme d'intorno, Ni comprendo rincendiò dov'è. La mia tema fa 'I dubio maggiore : Nel mio dubbio s'accrefce il timore; Tal ch'io perdo per troppo fpavento Qualche fcampo che v'era per me.

S C E N A VII.

DÌYCea^ Creufa.

^reu.T^ Tu , Dircea , che fai ? Di te fi tratta ^ Hi Si trattadel tuoSpofo. ApprefToa lui

Corri, cerca faper Ma tu non m'odif

Tu le attonite luci

Non follevi dal fuol? Dal tuo letargo Svegliati al fin .Sempre il peggiorconfiglio E' il non prenderne alcun. S' altro non fai Sfoga il duo! che nafcondi Piangi, lagnati almen, parla, rifpondi * Bir. Che mai rifponderti

Che dir potrei?

Vorrei difendermi.

Fuggir vorrei :

fo qual fulmine

Mi fa tremar. Divenni flupida

Nel colpo atroce.

Non ho pili lagrime,

Non ho più voce,

Non poffo piangere,

^n fo parlar .

S C:E^

56 A T T O

SCENA Vili. Creufa fola .

QUal terra è quefla ! Io perchè venni a parte ^ Delle miferie altrui!Quante in un giorno, Quante il cafo ne aduna? Ire crudeli Tra tìglio, e genitor: vittime umane. Contaminati tempi. Infelici Imenei. Mancava folo Che tremar fi doveffe Senza f^per perchè. Ma troppo, o forte E' violento il tuo furor'. Conviene Che palli , o fcemi . In così rea for tuna Parte è di fpeme il non averne alcuna. Non dura una fventura

Quando a tal fegno avanza. Principio è di fperanza L*cccefro dei timor. Tutto fi muta in breve

E il noftro flato è tale; Che fe mutar fi deve Sempre farà miglior.

SCENA IX.

- Luogo magnifico nella Reggia feflivamen- te adornato.

Tirrìante^ e Cherìnto,

T/'w.'r^Ove,crudel,dove mi guidi ? Ah quefte JL/ Liete pompe feftive Son pene a un difpcrato.

Chef.

TERZO. 57

^her. Io non conofco

Pjù il mio gerinan . Che debolezza è quefia , Troppo indegna di te? Senza faperlo Errarti alfìn . Sei fventurato , è vero, Manonfeireo. Qualunque male lieve Dove colpa non \.

Tim» Oh Dio, Cherinto, Lafciami per pietà. Lafciach'io mora, Finche fono^nocente .

SCENA X.

Adraflo^ pei Matujto , indi Dircea con Olin^ tOy e detti.

Adi\ T L Re per tutto

X Ti ricercalo Timante . Or con Matufio

Dal domeflico tempio ufcir lo vidi.

Ambo fon lieti in volto, chiedon che di te. Tìm, Fuggafi . lo temo

Troppo l'incontro del paterno ciglio. Mat, Figlio mio , caro figlio . {abbracciandolo^ Tini, A me tal nome!

Comet Perchè? Mat. Perchè mio figlio fei,

Perchè fon Padre tuo. Tim. Taj fogni ... Oh fìelle /

Toma Dircea. Z)/r. No , non fuggirmi, o Spofo;

germana io non fon . Tirr. Voi m'ingannate

Per rimettere in calma il mio penfiero ,

S C E^

i9

ATTO

S CENA XI. Demo/oonte con JfguitOy e detti ^

(ro.

Dem, ^rOn t'ingannan,Timante;^ vero, ^ ve»

Tim.Ly Se mi tradifte adeflb ^ Sarebbe crudeltà .

Déw. Ti raflTicura.

No , mio figlio non fei . Tu con Dircea Forti cambiato in fafce . Elia è mia prole. Tu di Matufio. Alia di lui conforte La mi ti chiefe in dono . Utile al regno 11 cambio allor credi. Ma quando poi Nacque Cherinto , al proprio iìglio il trono D'aver tolto s'avvide*, e a me Ffarcano Non ardì palefar; che troppo amante Già di te mi conobbe. All'ore eflreme Ridotta alfin, tutto in due fogli il cafo Scritto lafciò. LVundi% alf amica , e quello Matufio ti moftrb, Taltro nafcofe , Ed i quello che vedi ,

Tim. E perchè tutto Nel primo non fpiegb?

Dem, Solo a Dircea

Lafciò in quello una prova

Del regio fuo natal . Baftb per queflo

Giurar ch'era fua figlia. Il gran fegreto

Della vera tua forte era un arcano

Da non fidar che a me . Perch' io potefll

A feconda de'cafi

Palefarlo, o tacerlo. A tale oggetto Celò quell'altro foglio in parte folo Acc efTìbile a me. Tim. firani eventi

Mi

TERZO. 5^

'Mi fanno dubitar. Denj, Troppo fon' certe ( Le prove, i fegni . Eccoti il foglio in cui Di quanto ti moftrai la ferie ^ accolta . Tiw. Non deludermi , o forte, un*altfa volta. prende il foglio ^ e legge fra fe.

SCENA U L T I M A.

Creufay e detti .

Cr^'^.Qlgnor , veraci fono

v3 Le felici novelle, onde la reggia Tutta fi riempì?

T3em, Sì, Principeffa, Ecco lo fpofo tuo. L'erede, il figlio lotipromifi, ed in Cherinto io t* offro Ed il figlio, e l'erede .

Qher. Il cambio forfè Spiace a Creufa?

Creti. A quel che il Ciel deflina Invan farei riparo.

C^^T. Ancora non vuoi dir eh' ioti fon caro

Cr(f«. L'opra ifleffa il dirà.

T/w. Dunque fon' io

Quell'innocente ufurpator, di cui L'Oracolo parlò?

Dem. Sì. Vedi come

Ogni nube fparì. Libero \ il Regno Dell'annuo fagrificio : al vero erede La corona ritorna: io le pronielfe Mantengo al Re di Frigia, Senza ufar crudeltà; Cherinto acquila La fua Creufa: ella uno fcettro : abbracci Sicuro tu la tua Dircea; non refla

Una

ATTO TERZO,

Una cagion di duolo,

E fcioglie tanti nodi un foglio folo. Tìm.O caro foglio! O me felice! ONumi

Da qual orrido pefo

Mi fento alleggerir / Figlio, conforta

Tornate a quefto fen; poflb abbracciar\

Senza tremar. Dir. Che fortunato inftant^ ! Creu. Che teneri trafporti ! Tim. A' piedi tuoi

Eccomi un'altra volta,

Mio giuftiflimo Re . Scufa gli ecceffi

D'un difperato; Amor. Sarò, Io giuro,

Sarò miglior vafTallo,

Che figlio non ti fui . Dem: Sorgi . Tu fei

Mio figlio ancor. Chiamami padre. Io vogJ

Efferlo fin che vivo. Era fin ora

Obbligo il noflro amor ; ma quindi innan

Elezion farà. Nodo più forte

Fabbricato da noi; Hon dalla forte*

CORO.

Par maggiore ogni diletto Se in un'anima fi fpande, Quando oppreffa è dal timor.

Qual piacer farà perfetto;

Se convien per efier grande , Che cominci dal dolor ?